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Nonostante un certo successo, l’approccio canadese è stato oggetto di critiche. Fra queste, la lunghezza del questionario VICLAS costituito all’origine da 262 domande. Oggi comunque è stato modificato e ne conta “soltanto” 168. Inoltre, si è posto il problema della divulgazione eventuale del contenuto di un questionario VICLAS ai sensi della legge sull’accesso all’informazione e sulla protezione dei dati personali. Le autorità hanno finalmente considerato che queste informazioni non dovevano essere rivelate al pubblico poiché i criminali potrebbero tentare di adattare o cambiare i loro modi operativi se conoscessero i comportamenti “rivelatori” agli occhi dei ricercatori.

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Dal 1991 esiste una sezione dei servizi speciali e delle scienze del comportamento dipendente dalla polizia reale del Canada. La Polizia della provincia dell’ Ontario dispone anche di una sezione delle scienze del comportamento. Questi servizi utilizzano il sistema di centralizzazione di dati VICLAS. Appena VICLAS dimostra l’ipotesi di un uccisore in serie, l’elaborazione di un profilo psicologico è affidata ad uno o più Ufficiali di Polizia esperti, che hanno seguito, oltre alla formazione iniziale, i corsi del ICIAF. Quando il profilo è stabilito, le autorità competenti possono ricorrere al profilo geografico per poter localizzare il delinquente.

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E’ per questo che auspicheremmo ad un percorso di professionalizzazione uniforme che segua passaggi univoci e che comprenda:
- definizione dei requisiti della formazione del profiler e lo standard di competenze di base che il profiler deve possedere
- adozione di una terminologia chiara, specifica, e condivisa
- definizione di una metodologia di redazione di un profilo psicologico condivisa, che abbia requisiti di validità e riproducibilità
- indicazione delle informazioni basilari che un profilo dovrebbe contenere per essere considerato tale
- indicazione delle regole sull’uso appropriato del profilo, nelle investigazioni e nelle fasi processuali
- definizione e adozione di un codice etico di comportamento.
Sino a quando non si otterranno chiarezza e adesione sui punti evidenziati, difficilmente il profiling potrà raggiungere statuto di scientificità e credibilità, sia nel mondo accademico sia tra gli operatori di polizia, pregiudicando una collaborazione declinata sulla stima e la fiducia reciproca.

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Ecco quindi che l’elaborazione di un profilo psicologico nel caso di un crimine violento deve muovere da una conoscenza generale di tutti gli ambiti citati, e inevitabilmente divenire il frutto di un lavoro di èquipe.
La suggestione, per lo psichiatra e lo psicologo, di operare in senso investigativo, in parte è connaturata alla professione, e agisce ogniqualvolta egli si accosti ad una patologia psichica e ne ricostruisca la storia: ciò, ribadiamo, non abilita al ruolo di detective.
Che a proporsi come profiler sia lo psicologo, lo psichiatra, il criminologo o l’investigatore, egli dovrà possedere conoscenze non limitate al campo professionale.

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Per questa ragione appare inappropriato credere che possa esistere un solo approccio al profiling. Ciò che appare evidente è che nessuna delle figure professionali proposte per un ruolo ideale di profiler, può garantire una conoscenza esaustiva della materia.
Le forze di polizia non possono ritenere di aver acquisito competenze in campo psicologico unicamente sulla base di un’esperienza nell’affrontare il crimine, tanto meno per aver conseguito qualche attestato di formazione in psicologia o criminologia. Gli psicologi e gli psichiatri, d’altro canto, anche se si tratta di specialisti in ambito forense, non posseggono sufficiente preparazione investigativa, competenze criminalistiche né un profondo sapere medico-legale (quest’ultimo, in verità, estraneo anche alla preparazione dell’investigatore).

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La breve storia del profiling e la necessità di studi rigorosi sulla validità della disciplina non permettono nemmeno di ipotizzare che un determinato approccio risulti nettamente migliore di un altro. Ainsworth (2001) ammonisce: prestare eccessiva attenzione alle differenze di impostazione tra i diversi profiler può condurre a pensare che uno solo degli approcci suggerisca la risposta “esatta”, e che, di conseguenza, le altre proposte siano “sbagliate”.
Se le scienze psicologiche, ci hanno insegnato qualcosa nell’ultimo secolo, è che il comportamento umano è estremamente complesso, ed il tentativo di fornire una comprensione univoca non può che risultare una semplicistica riduzione.

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Come abbiamo visto, il profiling non ha ancora raggiunto lo statuto di “professione”; siamo ancora lontani dall’aver stabilito standard di formazione, di linguaggio, di approccio metodologico .
I motivi andrebbero ricercati anche, e forse soprattutto, tra gli stessi esperti di profiling, poco disposti a fornire dettagliate informazioni, anche attraverso pubblicazioni scientifiche, sul proprio modo di operare. Altra resistenza all’indispensabile scambio di esperienze tra i profiler è racchiusa nell’affermazione secondo la quale una metodologia comune finirebbe per limitare la componente creativa, “artistica” della professione.
Non nascondiamo una buona dose di scetticismo verso tali attestazioni; il sospetto è che la vera motivazione risieda nella possibilità che una valutazione degli effettivi risultati del profiling possa risultare non confortante.
La comprensione delle modalità di commissione di un delitto può e deve essere costruita partendo da differenti prospettive che dovranno trovare successiva integrazione.

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A riprova del legame con le scienze psichiatriche, il modello a cui gli autori si ispirano direttamente è un altro manuale, il più noto “Diagnostic and Statistic Manual” (DSM) dei disturbi mentali.
Contrariamente a quanto avviene negli Stati Uniti, in Europa lo sviluppo del profiling muove dal settore accademico, in particolare dalla cattedra di Psicologia Investigativa di Liverpool diretta da David Canter.
Il background formativo dei profiler tuttavia appare ancora eterogeneo, in uno studio non recentissimo ma significativo, Copson (1995) ha valutato 26 differenti fonti di profiling: in quattro casi hanno operato psichiatri forensi, in cinque psicologi accademici, in quattro psicologi clinici, in sei psicologi forensi, in tre casi professionisti che si sono autodefiniti psicoterapeuti e in quattro ufficiali della Polizia inglese.

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Occorre poi ricordare come la nascita del moderno concetto di profiling, con la dicotomia, oggi semplicistica, tra criminale organizzato e disorganizzato (vedi oltre 4.7), sia profondamente debitrice dell’opera di Ann Burgess, psichiatra. Non a caso Burgess ha pubblicato interessanti articoli in collaborazione con gli agenti speciali dell’ FBI John Douglas e Robert Ressler, su riviste psichiatriche prestigiose, quali l’ “American Journal of Psychiatry” (1983,1989).
Nel 1992 viene poi dato alle stampe il “Crime Classification Manual”, primo tentativo di sistematizzare i reati violenti, proponendo una classificazione dei delitti sulla base della motivazione dell'autore.

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In primo luogo, i passi iniziali nella costruzione della “Behavioral Science Unit” dell’FBI hanno visto gli agenti speciali far riferimento al consiglio e all’esperienza del Dott. James Brussel, noto psichiatra. Il termine stesso di “Unita di Scienze del Comportamento” non può non evocare una competenza primariamente psicologia e psichiatrica; e infatti nei lavori degli esperti BSU ricorrono costantemente termini tecnici spesso impiegati in maniera confusa, utilizzati in modo improprio o banalmente generalizzante

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Una prima, sostanziale annotazione, scaturisce dall’analisi dell’approccio statunitense e dal confronto con quello europeo, in gran parte modellato sull’esperienza inglese. Negli Stati Uniti, infatti, il ruolo degli psichiatri e degli psicologi appare in larga misura marginale, mentre centrale è la figura del detective, dell’investigatore appartenente alle forze di Polizia. In Europa invece, la maggior parte delle iniziative di studio e applicazione nel campo del profiling, proviene dal mondo della psicologia e della psichiatria.
La differenza degli Stati Uniti nei confronti dello specialista nelle discipline della mente nel processo del criminal profiling appare sorprendente.

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Si impone pertanto una riflessione attenta riguardo a quale sia la base professionale migliore da cui muovere, per proporsi come specialista del profilo psicologico del criminale. La letteratura e l’esperienza internazionale sul criminal profiling permettono di associare al ruolo di profiler cinque differenti occupazioni e competenze:
- appartenenti alle forze di Polizia
- psicologi forensi
- psichiatri forensi
- criminologi
- sensitivi.

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La formazione

Una delle caratteristiche specifiche dei profiler rispetto ad esperti di altre discipline è che i primi sostanzialmente si autolegittimano, definendosi professionisti del settore, avallati da una situazione che non presenta uniformità di formazione, di preparazione, di competenze specialistiche, che non ha albi professionali né codici deontologici.
Negli Stati Uniti, per esempio, si è assistito alla nascita di una figura di esperto: non un tecnico che nell’ambito delle proprie competenze viene talvolta chiamato a fornire il proprio preparato parere, ma un vero e proprio professionista delle aule di tribunale, che si ripropone in numerosissime vicende giudiziarie di varie città, vivendo grazie ai proventi di tale professione.

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Parallelamente al lavoro delle unità speciali dell’FBI, a partire dagli anni ’90, in Inghilterra, David CANTER sviluppa una linea di studio autonoma e originale che lo avrebbe condotto alla creazione della “Investigative Psychology”. Il suo approccio, a differenza di quello deduttivo dell’FBI, appare maggiormente orientato alle metodologie induttive, dedicando ampio spazio ad una nuova tecnica d’indagine, denominata Geographical Profiling.

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L’idea di “criminal profiler”
Le radici del Criminal Profiling sono lontane nel tempo: dalla frenologia di J. Gaal (1758-1828) all’antropologia criminale di Cesare Lombroso (1835-1919) all’antropometria segnaletica di A.Bertillon (1835-1914) ed al costituzionalismo, fino ad arrivare all’attuale identikit poliziesco. Il suo inizio però come strumento di supporto alle indagini investigative, si ha a partire dagli anni ’70 con le ricerche dell’F.B.I., quando si viene a creare il programma di profilo criminale ad opera degli agenti speciali Howard TETEN e Patrick MULLANY. All’interno di questo programma, elemento centrale per la soluzione di un crimine e meritevole della massima attenzione è “il movente”, perché cioè, i criminali violenti pensano ed agiscono in un certo modo. Successivamente, si amplia il terreno delle competenze, ed oltre a sviluppare un programma di negoziazione ostaggi, si costituiscono varie specialità: Crimini Sessuali; Incendi Dolosi; Spionaggio; Abusi Sessuali su Minori; Satanismo.
Nel 1983 viene fondato il VICAP team, ed un programma standardizzato di ricerca ed investigazione sui delitti seriali, il “Violent Criminal Apprehension Program”.
Nel 1984 nasce negli Stati Uniti il NCAVC “National Center for the Analysis of Violent Crime”, ed il successo dei Profilings nell’orientare le indagini è tale che le autorità locali iniziano a chiedere questa particolare forma di assistenza in un numero crescente di casi. Così il servizio di criminal profiling dell’FBI viene messo a disposizione di tutte le forze di Polizia degli Stati Uniti.
In seguito, il profilo psicologico è stato utilizzato anche in altri paesi quali il Canada (la polizia canadese ha sviluppato il VICLAS, un sistema analogo al VICAP dell’FBI), la Gran Bretagna, l’Australia e i Paesi Bassi.

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NUMERO %
armi da fuoco 222 -21,98
armi bianche 117 -11,58
strangolamento / soffoca-
mento / annegamento 203 -20,10
percosse (mani nude o
corpi contundenti) 47 -4,65
avvelenamento / iniezioni
sostanze letali 160 -15,84
incendi dolosi 2 - 0,20
Esplosivi 4 -0,40
malnutrizione/maltrattam. 15 -1,48
vampirismo 2 - 0,20
metodi vari 238 - 23,56
A) Uomini (N - 534)
armi da fuoco 194 -36,33
armi bianche 94 -17,60
strang. / soff. / anneg. 151 - 28,28
percosse 38 - 7,12
avvelenamento 48 -8,99
Incendi dolosi 2 - 0,37
esplosivi 2 -0,37
malnutr. / maltrat. 4 - 0,75
vampirismo 1 -0,19
B) Donne (N = 144)
armi da fuoco 17 - 11,80
armi bianche 5 -3,47
strang. / soff. / anneg. 19 - 13,19
percosse 1 - 0,69
avvelenamento 95 - 65,97
malnutr. / maltrat. 7 -4,86

NUMERO %
figlio illegittimo 37 -15,81
padre violento e/o abusivo 24 - 10,26
madre violenta e/o traumatizzante 12 - 5,13
famiglia spezzata 62 - 26,50
famiglia iperreligiosa 12 - 5,13
genitori scarsamente affettuosi 13 -5,56
infanzia traumatica e/o povera 46 -20,94
famiglia normale 25 -10,68

NUMERO - %
grandi città 367 - 43,23
piccole città 364 - 42,87
misti (città di varie dimen-
sioni e zone rurali) 104 - 12,25
zone rurali 14 - 1,65

PAESE NUMERO - %
Stati Uniti 827 - 54,41
Inghilterra 87 - 5,72
Italia 80 - 5,26
Germania 66 - 4,34
Francia 52 - 3,42
Ex Unione Sovietica 36 - 2,37
Messico 35 - 2,30
Sudafrica 28 - 1 ,84
Cina 23 - 1,51
Canada 19 - 1,25
Ungheria 19 - 1,25
Austria 18 - 1,18
Australia 17 - 1,12
Ex Jugoslavia 12 - 0,79
Giappone 12 - 0,79
Brasile 12 - 0,79
Scozia 11 - 0,72
Polonia 9 - 0,59
Resto del mondo 157 - 10,33

L’intervallo che separa le azioni omicidiarie può andare da qualche ora a interi anni e le vittime coinvolte in ogni singolo evento possono essere più di una. L’assassino seriale agisce preferibilmente da solo, ma può agire anche in coppia o come membro (capo) di un gruppo.
Le motivazioni che spingono all’omicidio seriale sono varie, ma c’è sempre una componente psicologica interna al soggetto che lo spinge al comportamento omicidiario ripetitivo. In alcuni casi vanno considerati assassini seriali anche i soggetti che uccidono nell’ambito della criminalità organizzata (quando un movente psicologico personale li spinge ad uccidere al di là degli interessi dell’organizzazione), i terroristi (quando uccidono per soddisfare un proprio piacere personale e non solo per confermare l’ideologia in cui credono), i soldati (quando il gusto di uccidere subentra al fatto di eseguire solo degli ordini) .

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Il serial killer non è un « mostro », anche se spesso questo è il termine più usato per riferirsi a questi individui, ma è un essere umano che reagisce in maniera patologica ad alcuni eventi che segnano il corso della vita e che per lui assumono un significato speciale e particolarmente negativo. Per mettere in atto una prevenzione efficace, dobbiamo sapere cosa andare a cercare e, per questo motivo, è necessario conoscere a fondo gli assassini seriali e le motivazioni che li spingono ad agire in un determinato modo, rispetto ad altri esseri umani che non diventeranno mai assassini seriali pur avendo storie di vita simili. L’assassino seriale è un soggetto che mette in atto personalmente due o più azioni omicidiarie separate tra loro (nello stesso luogo o in luoghi diversi) oppure esercita un qualche tipo di influenza psicologica, affinchè altre persone commettano le azioni omicidiarie al suo posto. Per parlare di assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere, anche se poi gli omicidi non si compiono e le vittime sopravvivono: l’elemento centrale è la “ripetitività dell’azione omicidiaria”.

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Dopo aver adottato una definizione di assassino seriale più recente , il punto di partenza di tutte le successive analisi, è costituito da una serie di tabelle che forniscono una visione d'insieme e sintetica del fenomeno dell'omicidio seriale, Per quanto riguarda l'Italia, vengono analizzati il numero e la tipologia degli assassini seriali nostrani in rapporto al resto del mondo. In questi ultimi anni, anche nel nostro paese si parla molto degli assassini seriali ma le pubblicazioni scientifiche sull'argomento in lingua italiana sono scarse.
L'interesse è localizzato al livello dei mass media e lo sguardo del pubblico è principalmente orientato verso il contesto anglosassone, come se il fenomeno toccasse solo marginalmente il nostro paese e, invece, gli assassini seriali ci sono sempre stati e ve ne sono tuttora in abbondanza.

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Lo scopo di questo lavoro è quello di analizzare il comportamento omicidiario seriale sotto diverse angolazioni, per avere una visione del fenomeno a trecentosessanta gradi e, per ottenere questo risultato, vengono integrati i punti di vista psicologico e psicoanalitico con quello sociologico e criminologico. Accanto, quindi, all'analisi dell'infanzia e dell'adolescenza degli assassini seriali, viene considerato il rapporto esistente fra il loro comportamento e il grado d'inserimento nel tessuto sociale (e, in particolare, nella società industrializzata occidentale). Contemporaneamente, pur riconoscendo l'importanza che una sessualità deviata può avere, in molti casi, nell'orientamento omicidiario di questi soggetti, vengono analizzate anche quelle forme di omicidio seriale nelle quali il sesso c'entra poco o, addirittura, per nulla, come ad esempio le «forme atipiche ». L'analisi sarà centrata principalmente sui casi del XX secolo — quelli sui quali è stato possibile raccogliere il maggior numero di dati e, quantitativamente, i più numerosi — e sarà volta a tracciare un identikit dell'assassino seriale moderno.

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Fino agli anni '80, il termine serial killer (assassino seriale) non esisteva e questo tipo di criminale veniva genericamente definito multiple killer (assassino multiplo). Sotto questa denominazione erano raggruppati tutti gli assassini che uccidevano più di una vittima, senza però operare nessuna distinzione fra i diversi eventi delittuosi.
Il termine serial killer viene coniato negli Stati Uniti e, precisamente, dagli agenti del Federal Bureau of Investigation, meglio conosciuto come FBI; la paternità del termine non è casuale, dato che gli Stati Uniti sono il paese che presenta il numero più alto di assassini seriali nel mondo. L'FBI ha studiato questi soggetti in maniera molto approfondita e la maggior parte delle informazioni attualmente disponibili provengono direttamente da questa fonte.

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In questo secolo (e, in particolare, dal secondo dopo-guerra in poi), il problema dell'omicidio seriale diventa particolarmente evidente, sia a causa di un notevole incremento numerico degli assassini seriali stessi (dovuto a diversi fat-tori che analizzeremo dettagliatamente in seguito), sia a causa della maggiore attenzione prestata dai mass media (e dalla fiction) ai casi di questo genere:
è possibile che, nei secoli passati, ci siano stati molti più casi di omicidio seriale di quelli noti, ma non esistevano i mezzi comunicativi per far conoscere i casi al pubblico.

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Nel XX secolo, le prime tracce di quello che, solo molto più tardi, verrà definito omicidio seriale le troviamo nella Psychopatia sexualis di Richard von Krafft-Ebing, nell'edizione del 1900, con il materiale casistico aggiunto dal Moll.
Nel capitolo dedicato al sadismo vengono riportati i casi di Jack lo Squartatore, Joseph Vacher e Vincenzo Verzeni. Krafft-Ebing definisce “uccisione per libidine” quel particolare tipo di omicidio in cui l'uccisione della vittima contribuisce direttamente alla stimolazione del piacere sessuale: questa categoria trova corrispondenza nella definizione di lust murderer di Holmes e De Burger.

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Mudgett viene condannato per ventisette omicidi, ma si sospetta che il totale delle sue vittime possa aggirarsi intorno alle duecento . Nel New England, l'infermiera Jane Toppan incomincia ad avvelenare pazienti nel 1880: dopo due decenni, al suo processo, si ricordava di aver ucciso trentuno persone, mentre il pubblico ministero era convinto che il totale delle vittime potesse aggirarsi intorno a cento .

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Chicago, il sadico Herman Mudgett (conosciuto anche con lo pseudonimo di H.H. Holmes) si fa costruire una casa, piena di passaggi segreti e di stanze fabbricate per essere usate come nascondigli, che assomiglia molto ad un castello medievale. Nel 1893, in occasione dell'inaugurazione dell'Esposizione mondiale, affluiscono a Chicago numerosi visitatori in cerca di alloggio e Mudgett affitta le stanze della sua casa: spesso, deruba e, in molti casi, uccide le donne che pernottano nel suo «albergo».

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Due assassini seriali operano a Boston nel 1875 e nel 1876: il sagrestano Thomas Piper viene condannato per l'uccisione di tre donne, mentre il minorenne Jesse Pomeroy viene riconosciuto colpevole di aver torturato e ucciso diversi bambini .

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Nel XIX secolo, anche negli Stati Uniti esplode il problema degli assassini seriali. John Dahmen, condannato nel 1820 per due omicidi commessi nell'Indiana, ne confessa diversi altri in tutti gli Stati Uniti e anche in Europa. La famiglia Bender, negli anni 1872 e 1873, finge di dare ospitalità ai viaggiatori che transitano nella loro casa del Kansas mentre, in realtà, li uccide per derubarli.

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"Il soffocare le donne mi dava una voluttà incredibile, con vere e proprie erezioni ed autentico sfogo. Anche nell'annusare gli abiti delle donne provavo piacere. Godevo maggiormente a strozzare le donne che a masturbarmi. (...) Godevo molto anche a togliere le forcine dai capelli delle vittime. Abiti e visceri
(li) asportavo per il piacere di fiutarli e palparli. Finalmente mia madre si accorse del mio procedere, perché dopo ogni assassinio compiuto o tentato notava macchie di sperma sulla mia camicia. Non sono pazzo, ma in quegli istanti non vedevo più nulla; compiuto il fatto, mi sentivo sempre soddisfatto e sollevato. Non mi è mai venuto in mente di toccare o guardare i genitali e altre regioni analoghe; mi bastava stringere al collo le donne e succhiar loro il sangue: ancor oggi io non so come sia fatta la donna. Durante e dopo lo strozzamento io mi premevo a ridosso di tutto il corpo, senza badare ad una singola parte più che ad altre".

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Dopo la condanna, Vincenzo Verzeni rilascia una confessione che ci aiuta a incominciare a far luce sulla psicologia di questo tipo di assassino seriale

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Nei casi in cui il soddisfacimento arrivava subito, allentava la stretta e lasciava in vita la vittima; quando invece la soddisfazione sessuale tardava ad arrivare, portava a termine lo strangolamento, uccidendo la vittima. Dopo, le squarciava l'addome, estraendo gli organi interni, e beveva il loro sangue .

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Verzeni strangolava le donne, perché, in questo modo, riusciva a procurarsi una sensazione di piacere molto forte, con conseguente erezione genitale ed eiaculazione. Appena toccava il collo della donna, provava delle violente sensa-zioni sessuali.

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In Italia, il caso più eclatante di omicidio seriale, nel 1871, vede come protagonista Vincenzo Verzeni, e fu seguito direttamente da Cesare Lombroso.
Lombroso lo descrisse come un individuo tarato ereditariamente: praticamente tutti i membri della sua famiglia avevano problemi genetici. Nel passato di Verzeni, non c’era nulla che lo indicasse come un malato mentale; era un indi-viduo molto taciturno, che amava la solitudine. Dall'esame antropometrico, Lombroso concluse che il soggetto soffriva di un arresto congenito dello sviluppo del lobo frontale di destra

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Mentre la maggior parte dei veleni di origine metallica era abbastanza facile da riconoscere in una normale autopsia (ad es., l'antimonio), i veleni di origine vegetale e gli alcaloidi sparivano dal corpo, senza lasciare tracce .

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L'arma preferita dagli assassini seriali era ancora il veleno, in quanto le conoscenze scientifiche dell'epoca non permettevano la sua identificazione, con precisione assoluta nel corpo umano. Sebbene l'arsenico fosse il veleno più usato negli omicidi del XIX secolo, c’erano dozzine di altri veleni a disposizione di potenziali assassini. Nei primi anni del secolo, poi, vennero scoperti altri veleni che, in piccole quantità, potevano avere effetti benefici sull'organismo, mentre, in dosi massicce, avevano un effetto letale .

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Qualche anno più tardi, in Francia, si assiste ad un altro caso che fa scalpore. Fra il 1894 e il 1897, il vagabondo Joseph Vacher si aggira per le campagne nei dintorni del villaggio di Belley, squartando, mutilando e violentando dopo la morte, giovani braccianti di ambo i sessi. Vacher aveva dei gravi problemi mentali e si era sempre comportato in maniera stravagante .

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Non sapendo come sbarazzarsi del corpo, si reca alla polizia dicendo che la moglie è stata uccisa da uno sconosciuto che si è introdotto in casa. La polizia non gli crede e lo arresta accusandolo dell'omicidio della moglie.
Il 24 aprile 1889 viene condannato all'impiccagione, eseguita pochi giorni dopo. Bury non mostra alcun segno di rimorso per i suoi crimini .

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Il 20 dicembre, nelle prime ore della mattina, attacca per strada una donna con estrema violenza, la strangola lentamente, cosa che lo riempie di soddisfazione, e seppellisce il cadavere poco distante dalla sua abitazione. Nel gennaio 1889, si trasferisce con la moglie nella città di Dundee, sostenendo di aver ricevuto un offerta di lavoro, mentre, in realtà, voleva solo scappare. Il 5 febbraio aggredisce la moglie nel loro appartamento e la strangola con un pezzo di corda. Dopo averla distesa, con il coltello le squarcia l'addome ed estrae le budella.

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Gli omicidi
La sua violenza esplode nel febbraio 1888 quando aggredisce una donna di 38 anni e con il suo fedele coltello le squarcia le gambe e i genitali. Incredibilmente, la donna sopravvive così come un'altra che viene aggredita nella propria abitazione la notte del 28 marzo. Bury s'introduce nella casa della seconda vittima e le chiede dei soldi per andare a prostitute, poi, senza alcun motivo, la pugnala due volte alla gola. II 7 aprile, cerca di tagliare la gola alla moglie, ma lei, lottando, riesce a respingerlo.

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Col passare del tempo e bevendo sempre più, il suo odio per le donne diventa incontrollabile. Riesce a relazionarsi soltanto con le prostitute, perché la loro autostima è a livelli bassissimi proprio come la sua. Ad un certo punto Burry si accorge di aver contratto la sifilide in uno dei suoi numerosi rapporti sessuali con le prostitute, e si diverte a infettare anche la moglie. Il fatto di avere la sifilide contribuisce a far degenerare ancora più velocemente il suo compor-tamento. Prende l'abitudine di dormire con un coltello sempre sotto il suo cuscino.

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Va a vivere in un appartamento con Martin e la moglie e frequentandolo, incontrerà anche la sua futura moglie, Ellen Elliot. Si sposano poco dopo essersi conosciuti e vanno a vivere in un appartamento per conto loro, pagando l’affitto con i soldi che la moglie ha ereditato dalla morte di una zia. Bury è un alcoolizzato, un ladro, un noto pervertito che si impadronisce dei soldi della moglie spendendoli quasi tutti per alcool e prostitute.

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Serial Killer 03
WILLIAM HENRY BURY (Inghilterra, 1859-1889)

Notizie biografiche
Nasce a Stourbridge, nel Workestershire ma la sua infanzia rimane per la maggior parte avvolta nel mistero. Non si sa molto della sua famiglia, tranne il fatto che il padre lavorava il pesce ed era talmente preso dalla sua attività che dedicava pochissimo tempo al figlio. Nel novembre del 1887, William arriva a Londra e si stabilisce nell’East End. Dagli archivi di Scotland Yard risulta che prima di arrivare a Londra, Bury ha lavorato come macellatore di cavalli Per ragioni sconosciute, invece, nella capitale, non ne vuoi sapere di continuare la vecchia professione, mentre decide di lavorare come collezionista di sabbia per un certo James Martin.

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I delitti cessano bruscamente e dello Squartatore non si sa più nulla . Ma a Londra, negli stessi anni in cui opera lo Squartatore, agisce un altro assassino che si accanisce contro le donne nella zona dell’East End. Il nome di William Henry Bury non è riportato praticamente in nessuna enciclopedia di assassini seriali, eppure la polizia londinese ipotizzò che potesse essere addirittura proprio Jack.

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Gli omicidi di Jack lo Squartatore destano un interesse morboso nell'Inghilterra
vittoriana, a causa della loro efferatezza e della evanescenza del loro autore:
fra il 31 agosto e l’8 novembre 1888, si verificano cinque delitti in un raggio di
ottocento metri, nel quartiere londinese di Whitechapel; le vittime sono tutte donne - prostitute - dilaniate con un coltello e, il più delle volte, mutilate di qualche organo interno.

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Il caso di Jack lo Squartatore continua, ancora oggi, ad appassionare il pubblico, forse proprio perché l'identità dell’assassino è rimasta avvolta nel mistero, nonostante le numerose teorie che sono state elaborate nel corso degli anni . I suoi delitti, se comparati a quelli di altri assassini seriali del nostro secolo, non presentano nulla di particolare, ma nel 1888, gli squartamenti erano piuttosto rari. La Londra di quell'epoca era abituata solo a crimini di natura eco-nomica e, poi, le vittime dello Squartatore erano prostitute e questo già di per sé era un fatto capace di scandalizzare la maggior parte dei vittoriani, dato che si sapeva della loro esistenza, ma non se ne doveva parlare in pubblico .

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Intorno al 1860, Joseph Philippe macellava prostitute in Francia, mentre, nel 1888, Jack lo Squartatore squarta e mutila selvaggiamente prostitute a Londra, ispirando, prima della fine del secolo, una serie di imitatori a Mosca, Vienna, nel Nicaragua e anche nel Texas.

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Intorno al 1860, Joseph Philippe macellava prostitute in Francia, mentre, nel 1888, Jack lo Squartatore squarta e mutila selvaggiamente prostitute a Londra, ispirando, prima della fine del secolo, una serie di imitatori a Mosca, Vienna, nel Nicaragua e anche nel Texas.

Intorno al 1860, Joseph Philippe macellava prostitute in Francia, mentre, nel 1888, Jack lo Squartatore squarta e mutila selvaggiamente prostitute a Londra, ispirando, prima della fine del secolo, una serie di imitatori a Mosca, Vienna, nel Nicaragua e anche nel Texas.

Il caso di Jack lo Squartatore continua, ancora oggi, ad appassionare il pubblico, forse proprio perché l'identità dell’assassino è rimasta avvolta nel mistero, nonostante le numerose teorie che sono state elaborate nel corso degli anni . I suoi delitti, se comparati a quelli di altri assassini seriali del nostro secolo, non presentano nulla di particolare, ma nel 1888, gli squartamenti erano piuttosto rari. La Londra di quell'epoca era abituata solo a crimini di natura eco-nomica e, poi, le vittime dello Squartatore erano prostitute e questo già di per sé era un fatto capace di scandalizzare la maggior parte dei vittoriani, dato che si sapeva della loro esistenza, ma non se ne doveva parlare in pubblico .

La pornografia diventa un genere letterario indipendente e si diffonde rapidamente in tutte le classi sociali, perché offre un alternativa seducente al sesso reale. La letteratura pornografica va a formare una miscela esplosiva con la morale repressiva vittoriana e, nella seconda metà del XIX secolo, si assiste ad un aumento dei crimini sessuali contro le donne .

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In questo periodo, gli assassini seriali cominciano a prendere di mira un nuovo e particolare tipo di vittima: la prostituta. A partire dal 1820, l'Inghilterra stava importando notevoli quantità di pornografia dalla Francia (paese in cui nasce questo tipo di « industria », sviluppandosi dalla satira anticlericale, genere molto in voga intorno alla meta del XVIII secolo, che consisteva principalmente in racconti di preti che seducevano le penitenti e avevano rapporti sessuali con le monache) e il soggetto preferito di romanzi e racconti era la seduzione dell'innocente .

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Todd commette d'impulso i primi due omicidi, uccidendo le vittime per strada, vicino al suo negozio e la polizia neanche lo sospetta, quindi non lo interroga.
Al processo, si dichiara insano di mente e sostiene di essere vittima di una cospirazione. Gli vengono attribuite circa 160 vittime e viene impiccato senza che confessi, mentre Margery si suicida in carcere per non affrontare il processo.

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In cantina, la Lovett, dopo aver messo da parte i soldi e gli oggetti di valore si occupa di smembrare i corpi, tagliarli a pezzi e cucinare dei “pasticci di carne" che poi vende nel suo negozio da fornaio.

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Gli omicidi
Le vittime sono sia uomini che donne e la scelta appare indiscriminata. Gli omicidi sono commessi fra il 1784 e il 1801 II modus operandi è unico nel suo genere: fa accomodare i clienti sulla sedia speciale da barbiere e taglia loro la gola da dietro, poi la sedia (che è montata su un pannello mobile) ruota in avanti e fa scomparire il cadavere sotto il pavimento, in corrispondenza della cantina; a questo punto, la sedia scomparsa torna in superficie vuota, con un altra rotazione, ed è pronta per essere riutilizzata (dopo aver pulito eventuali tracce di sangue).

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Appena conosce Sweeney ne rimane subito attratta perché è un uomo violento e quasi bestiale e ha un'intensa vita sessuale. Lui le compra un negozio da fornaio vicino al suo e si vedono utilizzando i passaggi segreti sotterranei. Si considera una donna colta ed elegante e vuole migliorare le sue conoscenze in arte e in letteratura.

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Per quanto riguarda la complice di Todd, Margery Lovett non si sa nulla della sua infanzia, ne della vita condotta in gioventù. L'unica notizia certa è che sposa un fornaio quando è ancora minorenne e, dopo la morte improvvisa del marito vive con altri uomini, ognuno dei quali per un breve periodo di tempo.

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Nel 1768, a causa di un inverno prolungato, i suoi genitori se ne vanno abbandonandolo e questo trauma lo segnerà per tutto il resto della vita.
Per i due anni seguenti, non si hanno notizie su come sia sopravvissuto, si sa soltanto che ha lavorato come apprendista di un macellaio.
Nel 1770, viene accusato di furto e viene condannato a cinque anni di carcere minorile, durante i quali lavora come assistente del barbiere, venendo spesso picchiato dagli altri ragazzi invidiosi dei suoi privilegi. Quando esce, ha un forte desiderio di vendetta nei confronti della società e decide di aprirsi un negozio per lavorare come barbiere.

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Queste scene di violenza in parte spaventano, ma eccitano anche la mente del giovane Sweeney. Un altro dei suoi passatempi preferiti di ragazzo era quello di nascondersi in cima alla Torre di Londra oppure visitare frequentemente l'interno e specialmente la collezione di strumenti di tortura, rinforzando la sua indole tenebrosa e solitaria.

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Serial Killer 01 e 02
SWEENEY TODD (Inghilterra, 1756-1801)
MARGERY LOVETT (Inghilterra, ?-1801)
Notizie biografiche
Nasce in un vicolo ed è il frutto di un parto difficile della madre 19enne che, infatti, non avrà altri figli. Il padre fa il tessitore ed è un alcoolizzato: la famiglia è talmente povera che lui obbliga la moglie e il figlio a mendicare per strada per portargli i soldi e, quand'era ubriaco, picchiava entrambi selvaggiamente. All'età di 10 anni, assiste ai tumulti provocati dai tessitori, tra i quali anche suo padre, e vede gettare l'acido sui vestiti delle donne per strada.

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A cavallo fra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII, c'era già stata una coppia di assassini seriali in Gran Bretagna, precisamente a Londra, la capitale inglese, ma si tratta di un caso che non è presente in nessuna enciclopedia di serial killer. La peculiarità di questo caso sta essenzialmente nel modus operandi impiegato per uccidere le vittime .

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Nel 1828, decisero di perfezionare il loro metodo, introducendo l'omicidio come sistema più sbrigativo di procurarsi i cadaveri; tra le loro vittime, c'erano mendicanti, prostitute, derelitti e sbandati di ogni genere, persone la cui sparizione non veniva denunciata da nessuno

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La loro carriera criminale iniziò per caso: con la morte improvvisa di un uomo in una delle camere della pensione, Hare pensò si vendere il cadavere alle scuole di medicina, per la dissezione (a quel tempo, la dissezione dei cadaveri era illegale e, a Edimburgo, prosperava un redditizio commercio clandestino di corpi umani). Burke e Hare si accorsero di guadagnare bene in questo modo e iniziarono a trafugare cadaveri dalle tombe.

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Burke, un ometto piccolo e tarchiato, era figlio di un contadino; fece diversi mestieri (fornaio, ciabattino, tessitore, ecc.) e, dopo aver litigato con la famiglia, si trasferì in Scozia e iniziò a vagabondare insieme a una prostituta. Alla fine, si stabilirono nell'albergo dei poveri di Edimburgo, dove si guadagnavano precariamente da vivere riparando scope vecchie e andando poi a venderle. Non si conosce nulla della vita di Hare, prima del suo incontro con Burke: si sa solo che era alto e magro, completamente diverso dal suo compagno nell'aspetto fisico. Nel 1826, Burke e Hare fecero conoscenza e decisero di andare a vivere insieme in una pensione.

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Nel XIX secolo, si assiste in Europa ad un aumento notevole dei casi di omicidio seriale. Nel 1828, la tedesca Gessina Gottfried viene decapitata per aver avvelenato dal 1815 più di venti vittime . In Scozia, William Burke e William Hare costituiscono uno dei primi esempi di assassini seriali in coppia.

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Alcune cronache citano anche la presenza di una società segreta di avvelenatori, formata soprattutto da mogli annoiate, che operava a Roma durante il pontificato di Alessandro VII (intorno all'anno1660). Pare che una veggente di nome Hieronyma Spara avesse addestrato queste donne nell'arte dell'avvelenamento, vendendo loro un composto letale a base di arsenico utilizzato per uccidere i mariti. Venne arrestata dalla polizia e torturata, finché non si decise a confessare. Hieronyma Spara, e altre dodici donne vennero impiccate .

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Sembra che, quand'era ancora una ragazzina a Palermo, avesse ucciso un uomo, forse un marito o un parente. Da quel momento, ha iniziato a nutrire un odio profondo per gli uomini che l'ha portata a ucciderli sistematicamente. La polizia iniziò a sorvegliarla dopo aver verificato che molte delle persone che frequentava erano morte in modo improvviso e in circostanze sospette. Tofania si rifugiò in un convento, ma le monache, spaventate della sua pericolosità, permisero il suo arresto

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Tofania sosteneva che il suo preparato avesse poteri miracolosi e lo vendeva abbastanza liberamente sotto il nome di « elisir di San Nicola di Bari » (città nota per le capacità medicamentose della sua acqua). Le cronache dell'epoca raccontano che Tofania divenne una specie di «consulente avvelenatrice » (uccise molti uomini lei stessa), oltre a ottenere una certa popolarità come attrice.

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Nel 1709, questa volta in Italia, viene giustiziata un'altra donna serial killer, Tofania di Adamo, che, sotto tortura, aveva confessato l'avvelenamento di circa seicento vittime, inclusi due papi . Originaria della Sicilia, nacque nel 1653; si era trasferita a Napoli nel 1670 e aveva creato un nuovo tipo di veleno, conosciuto come “acqua tofana” (un liquido piuttosto chiaro, composto principalmente da arsenico).

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Nel 1676, in Francia, viene giustiziata Marie de Brinvilliers per avere avvelenato diverse persone, tra cui amici e parenti; nel 1680, la corte francese di Luigi XIV è sconvolta dal “caso della Camera Nera”: l'amante del rè -una strega autodidatta- e un prete cattolico scomunicato avevano compiuto il sacrifìcio rituale di parecchie centinaia di neonati .

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All'inizio del XVI secolo, le virtù del veleno come facile mezzo da utilizzare per liberarsi di un gran numero di persone, acquistano importanza in tutta Europa. Nel 1611, la contessa ungherese Elisabeth Bathory viene condannata per aver ucciso circa seicentocinquanta giovani donne, allo scopo di farsi il bagno nel loro sangue.

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Nel 1542, una cuoca inglese, Margaret Davey, viene bollita viva per aver avvelenato una serie di sguatteri, senza motivo apparente. Negli anni compresi fra il 1573 e il 1590, almeno cinque assassini seriali e cannibali vengono processati come « lupi mannari » dalle autorità clericali, in Francia e in Germania

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Si stima che dal 1432 al 1440, Gilles de Rais abbia ucciso circa ottocento bambini; prima degli omicidi, alimentava le sue fantasie perverse con l'assunzione di alcool e droghe, che non facevano altro che aumentare il suo stato di eccitazione e di delirio; poi, iniziava a torturare le sue vittime e, alla fine, faceva tagliare loro la testa dai suoi servi oppure le tagliava lui personalmente; si divertiva ad assistere all'agonia delle sue vittime sedendosi, a volte, sul loro stomaco

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Di nobile famiglia, de Rais passava molte ore in solitudine, nella biblioteca dello zio, a leggere soprattutto le vite degli imperatori romani e i resoconti delle loro perversioni (soprattutto la pederastia). Iniziò a tradurre dal latino in francese i racconti dei delitti di Tiberio e Caligola, che lo avevano particolarmente impressionato. Nel corso degli anni, l'eccessiva prodigalità, lo costrinse a vendere diverse sue proprietà e, per restaurare la sua fortuna, si diede all'alchimia e incominciò a cercare la pietra filosofale che avrebbe trasformato in oro qualsiasi metallo; in questo modo, diventò preda di una serie di ciarlatani che spostarono il suo interesse verso la magia nera e le invocazioni al Diavolo, servendosi del sangue di bambini che uccideva come vittime sacrificali.

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Nel frattempo, gli assassini seriali iniziano a comparire anche in Europa, sia nella classe nobiliare che in quella contadina. Il primo caso registrato è quello del maresciallo di Francia Gilles de Rais e si può dire che esso segna l'inizio, in epoca moderna, dell'omicidio seriale di natura sessuale e delirante, non legato, quindi, alla conquista del potere politico o a guerre in atto

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Il capo, invocando Kali, chiede protezione e successi; si inscena un simbolico strangolamento e poi tutti coloro che hanno preso parte attiva all'omicidio, si cibano dello « zucchero della comunione » (o goor), mentre il capo versa sulla tomba l'acqua benedetta.” I thugs non si consideravano criminali, perché, per loro, uccidere era una vocazione ossessiva che derivava dall'essere entrati al servizio della dea nera e di averne gustato il goor: i thugs si sentivano « costretti » a uccidere e la « caccia » in cui la creatura umana era braccata e infine uccisa, agiva come una droga che li soggiogava .

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Di solito, in pochi secondi è fatta. Allora il cadavere viene squartato e mutilato, per far sì che non lo si possa più riconoscere e si decomponga più in fretta. Le gambe sono spiccate dal corpo e, se non c'è fretta, il morto viene completamente smembrato. Poi si procede alla sepoltura, ed è a questo punto che ha luogo la parte più importante del rituale, detta cerimonia del tuponee.
Normalmente, si è provveduto a erigere una tenda per nascondere i thugs alla vista dei passanti. Accanto al tumulo si depone la kussee (una scure bipenne che è per loro un simbolo, come la croce per i cristiani) e i thugs siedono intorno, raccolti in un cerchio.

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“II metodo è sempre lo stesso. Un'avanguardia individua un gruppo di viandanti; uno o due thugs si avvicinano loro e chiedono di proseguire insieme il cammino per sentirsi più sicuri. Qualche giorno dopo, altri thugs si aggregano al gruppo, e così via, finché raggiungono un numero maggiore dei viandanti. Le uccisioni hanno solitamente luogo la sera, quando i viaggiatori siedono intorno al fuoco. A un dato segnale, tre thugs si dispongono alle spalle della vittima. Il primo cinge il collo dell'uomo da sacrificare col laccio strangolatore (o rhumal); il secondo lo afferra per le gambe e gliele solleva da terra; il terzo gli immobilizza le mani, quando non gli si inginocchia sopra la schiena.

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I thugs vivevano pacificamente nei loro villaggi per la maggior parte dell'anno, comportandosi come buoni cittadini e onesti padri di famiglia, senza destare il minimo sospetto sulle loro attività più nascoste. Invece, nel mese del pellegrinaggio (che di solito corrispondeva a novembre o a dicembre), si mettevano in cammino e massacravano i viaggiatori . Gli omicidi venivano commessi seguendo un rituale ben preciso, di cui Robert Sherwood, un medico inglese che nel 1816 riesce a far parlare delle loro usanze alcuni adepti, ci fornisce una descrizione dettagliata

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In India, nel tredicesimo secolo, esisteva una setta omicida formata dagli adoratori di Kali, la dea Indù. I suoi seguaci si autodefinivano truffatori o thags (termine che, in inglese, è stato cambiato in thugs) e i loro rituali comprende-vano furti, omicidi per strangolamento e mutilazioni di vittime scelte a caso. La setta dei thugs venne soppressa soltanto nel 1848, dopo aver commesso una serie infinita di omicidi: basti pensare che le autorità coloniali britanniche vennero a conoscenza di quarantamila omicidi collegati alle attività della setta, solo nell'anno 1812

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Gli Assassini cominciano a figurare in tutte le cronache della Terza Crociata e diventano figure leggendarie che colpiscono la fantasia degli europei: vengono definiti «maestri del travestimento» e «specialisti dell'inganno e dell'omicidio». Intorno al 1300, gli Assassini cessano di esistere come forza politica e ne restano solo alcuni gruppetti, sparsi in diversi paesi, che agiscono indipendentemente

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Nel 1090, Hasan bin Sabbah fonda l’”ordine degli Assassini”, nell’odierno Iran, una setta di fanatici, veri e propri precursori degli assassini seriali di gruppo moderni. Hasan era un leader carismatico e addestrava i suoi seguaci con metodi militari. La setta veniva mantenuta unita dal fanatismo religioso, oltre che dalla devozione nei confronti della figura del capo. Gli omicidi avevano un fine prevalentemente politico, dato che Hasan utilizzava i suoi sicari per liberarsi di rivali scomodi. Nel 1092, gli Assassini fanno la loro prima vittima ufficiale. Nel 1125, Hasan muore, ma la setta gli sopravvive; superate le prime difficoltà, uno dei loro rami attecchisce in Siria, e sarà quanto racconteranno di loro i crociati rimpatriati che introdurrà nel lessico europeo il termine «assassino».

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Il più antico caso di omicidio seriale registrato dagli storici, è quello che vede coinvolto Zu Shenatir, un ricco possidente che risiedeva ad Aden (nell'odierno Yemen), nel quinto secolo: la tecnica che usava era quella di attirare a casa sua dei ragazzi, con la promessa di offrire loro cibo e denaro, mentre l'obiettivo reale era quello di sodomizzarli prima, per poi ucciderli, gettandoli fuori da una finestra dei piani superiori. Non si sa con esattezza quante siano state le vittime di Zu Shenatir, ma gli storici ci dicono che, alla fine, egli venne ucciso nella sua stessa casa, da una delle potenziali vittime .

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Caligola amava gli spettacoli violenti e provava un gusto sadico nell’assistere alle torture e alle esecuzioni capitali; tra le sue abitudini preferite, c’era quella di vagabondare per le strade di Roma con una parrucca, per non farsi riconoscere, in modo tale da poter frequentare indisturbato i locali equivoci della città; una volta morto l’imperatore Tiberio (anche lui un serial killer, che risiedeva a Capri e aveva l’abitudine di gettare in mare da una rupe i giovinetti dopo aver soddisfatto le sue voglie omosessuali e pedofilie), Caligola assunse il potere e si macchiò di una serie di uccisioni totalmente indiscriminate e senza nessun motivo: un giorno, innervosito dalla confusione delle persone che si ammassavano all'ingresso di un circo, ordinò alle sue guardie di bastonarle, facendone uccidere cinquanta; il suo motto preferito (che potrebbe essere anche quello di molti assassini seriali moderni) era « Colpisci in maniera che quello si accorga di crepare »

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Il crimine seriale non ha inizio nel 1888, ma esiste fin dai tempi più remoti, anche se non veniva definito e riconosciuto come tale. Gli imperatori Nerone e Caligola erano degli assassini seriali: uccidevano per il solo gusto di sperimentare nuove emozioni, quando erano annoiati dalla monotonia della loro vita quotidiana. Nerone era sia assassino seriale che di massa: usò il veleno per uccidere l’imperatore Claudio e il fratellastro Britannico; dopo vari tentativi andati a vuoto, riuscì a far uccidere la madre, Agrippina, e, in seguito, fece uccidere la zia paterna per impossessarsi dei suoi beni; dopo vari altri omicidi, raggiunse il culmine delle atrocità, facendo incendiare Roma, semidistruggendola; per completare la sua opera accusò i cristiani di essere gli incendiari, facendone massacrare quanti più possibile

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Il Criminal Profiling nasce e si sviluppa al confine tra scienza dell’investigazione e discipline psicologiche, tra psicologia e psichiatria clinica e forense, tra scientificità ed arte.
Il primo esempio di Criminal Profiling, si ha con Thomas BOND, docente di Medicina Legale a Londra, che nel autunno del 1888, sulla base della propria esperienza personale e dei propri studi, invia una relazione al responsabile della “Criminal Investigation Division”, in cui stila il profilo dell’assassino che semina il terrore a Londra, uccidendo per ben quattro volte in soli tre mesi, cinque prostitute, con particolare efferatezza, e che si autodefinisce “Jack lo Squartatore”.

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